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Anno XI - Gennaio 2010
Recensioni

Alla ricerca della felicità nel giro eterno
delle illusioni d’amore e dei disinganni

“L’amore come sai”, un nuovo avvincente romanzo di Elisabetta Chicco Vitzizzai

di Marita Valli

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Se c’è una cosa che mi affascina nella scrittrice torinese (ma anche un po’ sarda per via del marito e dei non pochi anni trascorsi a Nuoro) Elisabetta Chicco Vitzizzai (fin da quando lessi quel suo divertente e macaronico racconto, L’avventura di una suora, che fu scelto da Enzo Siciliano per essere inserito nel Meridiano Mondadori dedicato ai Racconti italiani del Novecento) è la sua capacità di sfuggire a ogni incasellamento, a ogni etichetta di genere. Ogni suo romanzo è in questo senso una sorpresa. Così, dopo il tema dolente e tragico della persecuzione razziale, esplorato l’altro anno in Dio ride, in questo nuovo L’amore come sai passiamo al tema eterno dell’amore, affrontato con toni di commedia. Levità e sorriso dunque, ma anche tanti spunti di riflessione. Ognuno ama come e quanto può, dice a un certo momento il protagonista del racconto. Ognuno ama come sa. E in ogni coppia c’è sempre chi si innamora di più e soffre perché il partner non lo ricambia altrettanto. Ma le motivazioni che ci spingono a innamorarci sono per ognuno diverse. Ci si innamora perché si teme la solitudine o la vecchiaia, come accade ai due protagonisti del romanzo, perché si ha bisogno di ritrovare piaceri già vissuti in passato o una sicurezza perduta. Ci si innamora per come si sa, per come si è, per colmare un vuoto o un bisogno. Illusioni d’amore che nascono inseguendo la realizzazione dei nostri sogni e il sogno più grande di tutti: la felicità, quella meta difficile e confusa che dà però senso alla vita e che nessuno mai raggiunge, se non per brevi istanti. Perché l’Altro, colui o colei che dovrebbe colmare i nostri desideri, a volte grandi, a volte meschini, ma sempre per un certo momento almeno della nostra vita totalizzanti, resta fondamentalmente un ignoto.
E’ un romanzo sulla senilità, questo di Elisabetta Chicco Vitzizzai, in senso non solo anagrafico ma anche esistenziale, e sull’ultima ricerca della felicità anche a costo di sfruttare e strumentalizzare egoisticamente le illusioni e le debolezze dell’altro. La ricerca della felicità era infatti il tema, suggerito in omaggio all’indimenticabile scrittore Guido Morselli (“La felicità non è un lusso”), del premio di narrativa 2009 che gli ha dedicato la provincia di Varese e che Elisabetta Chicco Vitzizzai ha vinto, classificandosi come prima.
La vicenda un po’ amara, ma trattata magistralmente con leggerezza e ironia, mette in scena nella Torino degli anni Cinquanta l’incontro di un uomo e di una donna diversamente non più giovani, anche se tra loro corrono ben 35 anni d’età: lui un vecchio ormai, quasi alla resa dei conti con la vita, lei una signorina matura con ancora molta speranza di affetti e di sistemazione. In realtà più che l’incontro è lo sfiorarsi di due solitudini che non possono integrarsi né tanto meno colmarsi a vicenda. Molte sono le illusioni, grosse le delusioni in agguato e, al termine, un addio che per l’anziano protagonista diviene anche un congedo dalla vita, dal bel vizio di vivere. Ma a entrambi la solitudine, infine accettata come inerente alla condizione umana stessa, porta un’esperienza di maturazione e di conseguente maggiore serenità, pur nella tristezza degli addii.
Un romanzo che piacerà molto alle donne, a quella metà del cielo che costituisce anche lo zoccolo duro dei lettori, fornendone il numero più consistente, in questo nostro Paese che, purtroppo, ne è così avaro.

Elisabetta Chicco Vitzizzai, L’amore come sai, Macchione editore, Varese, 2009

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