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Anno XIII - Gennaio 2012
Sardi eccellenti

Nuoro è sempre stata la mia ciliegia
Utopia, forza, pazienza, intelligenza

Cristiana Collu lascia il Man di Nuoro e va a dirigere il Mart di Trento e Rovereto

 

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Cristiana Collu, dopo quattordici anni, lascia il Man di Nuoro. Dopo averne fatto un’eccellenza in Italia e in campo internazionale, va a dirigere il Mart di Trento e Rovereto. Sardinews le aveva proposto una serie di domande per un’intervista “ragionata”, meditata, non a caldo. Prima di partire per il Trentino con la figlia Sofia, ha risposto da Nuoro con questa lettera che volentieri e integralmente pubblichiamo. Cristiana Collu inizierà a lavorare a Rovereto dal primo febbraio, ufficio al numero 43 di Corso Angelo Bettini. Con gli auguri più sinceri di Sardinews. Ad maiora. Che non mancheranno.

Caro Giacomo,
era un tardo pomeriggio dell’autunno del 2008 in Barbagia, a Dorgali e c’eri tu e anche io e altri insieme a noi a commentare il tuo libro La ghianda è una ciliegia. Mentirei se ti dicessi che ho accettato solo per il titolo, farei torto a te, all’amicizia e alla stima che sempre mi hai dimostrato, a Dorgali che mi ha regalato molti amici e alla Barbagia che me ne ha regalato altrettanti e che soprattutto mi ha offerto un’opportunità che ha dato buoni frutti. Ma la ghianda è una ciliegia e chi lo pensa non è solo un poeta o un ingenuo, è un sognatore e i sogni, come ricorda Magritte, non vogliono farci dormire, al contrario, vogliono tenerci svegli, in tensione e sul filo delle possibilità, aggiungo io.
Per me Nuoro è sempre stata la mia ciliegia, anche se temo non sia solo una sua prerogativa: la mia condizione per stare al mondo è vedere ciliegie non tanto dappertutto quanto soprattutto dove io sono. Non solo ciliegie, non solo ghiande sempre a pensare di trasformare le une nelle altre e viceversa, sapendo quanta meraviglia ci sia in entrambe.
Ma questa terra che è la mia l’ho capita vivendo ai piedi del Gennargentu, perché se ti dicono qualcosa dimentichi, se vedi forse non ricorderai ma se ti coinvolgono comprendi. Adesso tutto cambia, soprattutto la geografia e tu con una raffica di domande da giornalista e scrittore acuto e recalcitrante innamorato della Sardegna, mi inviti a raccontarti la mia storia. Mi prenderò la licenza di passeggiare tra i tuoi quesiti senza eluderli e ne approfitterò per provarmi nello sguardo retrospettivo che poco mi appartiene, ma è pur sempre un utile esercizio.
Allora senti, era l’autunno del 2011 e ho inviato un curriculum, sarebbe interessante chiedersi perché. Questa è una domanda che in parte eluderò, dovrei spingermi troppo in là in una confessione che forse non si addice alle tue pagine, ma basterà dirti, per intenderci, che ogni tanto questa nostra terra, questa nostra gente ci produce un senso di scollamento anche salutare se vuoi, comunque sufficiente a farci fare quelle oscillazioni che ci allontanano dal punto di equilibrio. Mi sono dunque messa in gioco, senza pensare al clima, che come noto a tutti non è il mio favorito, ma è stato interessante e sorprendente il mese di assoluto silenzio nel quale ho vissuto questa esperienza sino alla notizia che la scelta era ricaduta su di me, su una donna, su una sarda, su una professionalità cresciuta su questo territorio.
Mi chiedi se ne sono felice, chi mi conosce sa che non sono di facili entusiasmi, felicità è una parola grossa come dire che la ghianda è una ciliegia appunto, ma sono sicura che, almeno per un attimo, molti abbiano condiviso con me un momento di soddisfazione, legato precisamente a quella Sardegna delle eccezioni che tu cerchi da tempo di dimostrare poter essere la regola.
La mia piccola Sofia affonda le sue radici a Nuoro, nel quartiere di Santu Predu, ha giocato in piazza Satta (dove credo sia stata persa una cruciale partita per la città e per la nostra isola, insieme a tanto tempo prezioso che non torna), ma è felice di guardare un altro orizzonte con me e mi auguro che sia di buon auspicio per i molti che sono sicura vedrà nella sua vita. I miei collaboratori sono persone straordinarie di grande generosità, serie, professionali che al museo non risparmiano energie, loro non cambieranno sebbene so che gli anni passati insieme sono un legame inossidabile. I miei nuovi collaboratori sono curiosi, fiduciosi, positivi e pieni di energia, desiderosi di mettersi a disposizione di un nuovo progetto con la consapevolezza di avere una nuova possibilità per dimostrare le proprie capacità, uno staff solido e competente.
Più fioretto o più coltelli? Recita così una tua domanda, dovrei dirti “né l’uno né gli altri ma la leppa sempre in tasca”, e invece ho sempre fatto come ancora si usa in alcuni paesi della Barbagia: il coltello si lascia a casa e la porta non si chiude a chiave, una regola civile di assoluta perfezione.
Il mio bilancio è positivo, ho vissuto bene a Nuoro e ho potuto fare il mio lavoro con il sostegno di tutti, infatti non mi piacciono le sproporzioni, per quale ragione qualche dissenso, qualche problema, qualche difficoltà deve compromettere la visione complessiva? Come se tutto fosse semplice nella vita e nel lavoro. Esiste la complessità, non sempre, anzi quasi mai, è senza complicazioni. È difficile per me, te l’ho detto, avere uno sguardo retrospettivo su questi anni, anche per la natura della dinamica del museo: quando inaugura una mostra per noi è già quasi passato remoto, si sta lavorando alle successive. Poco tempo, dunque, per soffermarsi ad assaporare i risultati. Certamente sono tanti i progetti che mi sono piaciuti e che ci hanno dato soddisfazioni, ma sai com’è, difficile dire quale più di tutti, ognuno è stato diverso sempre ricco di suggestioni e di aperture, che possono apparire a volte contingenti e casuali ma in realtà non lo sono mai. Tu citi Seneca “non è arte quella che ottiene un effetto per puro caso” e io ti dico che credo che il caso non esiste, il Man non è figlio, per partenogenesi, solo del mio desiderio e della mia passione, è l’emblema del fatto che se puoi sognarlo puoi farlo. Per mantenerlo in vita basta volerlo. Per far diventare le radici rami robusti basta volerlo. Infatti non esistono problemi ma modi per risolverli. La dittatura dei mediocri non può essere battuta sulla base di una comoda e falsa visione democratica, svuotata di ogni significato, ma da sguardi limpidi a perdita d’occhio su quello che è il bene comune.
Per questo infine Giacomo non dirò nulla sull’invidia compagna della gloria, come tu dici citando Cornelio, per troppo tempo ne abbiamo fatto la cifra di questa terra, ma è un sentimento così distante da me che non riesco a farci mai i conti. Piuttosto preferisco citare l’autore dell’Utopia, Tommaso Moro, perché credo nella più intima urgenza del luogo della possibilità, dunque anche io ho una preghiera ed è questa: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saper distinguere”.
Ti saluto alla maniera di qui da dove ti scrivo ancora oggi, da Nuoro, il 14 gennaio di un mite inverno del 2012.
A chent’annos,

Cristiana

La successione: in lizza quattro donne e due uomini

E al posto di Cristiana Collu? Se lo domandano in molti e di risposte oggi credibili non ce ne sono. Oltre ad alcuni nomi improbabili del mondo politico fra Campidano di Quartu e Gallura, restano i rumors di cui hanno parlato in questi giorni i quotidiani. Si va dalla storica sassarese dell’arte Giuliana Altea, alla direttrice artistica di “Su Palatu” di Villanova Monteleone Sonia Borsato. Sono state date anche indicazioni cagliaritane come Margherita Coppola (Museo Costantino Nivola) o la studiosa Marzia Marino. Altro nome: lo storico e critico dell’arte Ivo Serafino Fenu. Naturalmente al Man di Nuoro nulla dicono perché “nulla” dicono di sapere. Né sono giunti curricula di aspiranti direttori di un Museo che ha portato Nuoro nell’universo dell’arte nazionale e internazionale.
Non si è parlato del nuovo direttore-manager del Man neanche martedì pomeriggio, 17 gennaio, quando in via Angioi si sono ritrovati i componenti del consiglio d’amministrazione col presidente Tonino Rocca, Giuseppe Carta in rappresentanza della Fondazione Banco di Sardegna e i due consiglieri espressione dell’amministrazione provinciale Domenico Cabula e Tommaso Esca. Tema rinviato. Con un refrain: il Mart di Trento e Rovereto, dove la Collu è approdata, ha un budget annuale di 9 milioni di euro. Rovereto batte Nuoro 9-1.
Il vero nodo è politico-economico. Il Man attende che la Regione (per bocca del presidente Ugo Cappellacci) onori la promessa di intervento che dovrebbe aggirarsi almeno su 800 mila euro visto che il Man, per i livelli raggiunti sotto la Collu, viaggiava con un budget di un milione di euro all’anno (200 mila erano versati dalla Fondazione Banco di Sardegna presieduta da Antonello Arru). Ma la Regione – si dice – prima di “sganciare” vuol sapere su quale nome si indirizzeranno i consiglieri del Museo. Opteranno, per esempio, per il giornalista Giovanni Follesa, fidato consulente per la cultura del presidente della Regione seguito in tutta la campagna elettorale ed ex direttore di un giornale a Quartu? Da Nuoro il presidente del Man Rocca ha dichiarato a Sardinews: “Vorrei soltanto avere un direttore che fosse un’altra Cristiana Collu, giovane, sconosciuto ma capace come tante giovani eccellenze sarde sparse per il mondo e sotto il Gennargentu”. (g.m.)

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